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28/09/2005
Gradimento e Disappunto

di: Padre Santino Di Gangi

Anch’io sono rimasto sorpreso-perplesso trovando nella rivista “Famiglia Cristiana” (28 agosto 2005) il servizio giornalistico-fotografico sulla nostra Cefalù. Faccio notare la doppia valenza gradimento-disappunto dei due termini sorpreso-perplesso. Gradimento: che Cefalù sia stata notata e descritta dal settimanale più diffuso d’Italia e proposta fra le prime nell’elenco dei “borghi” più belli d’Italia mi ha procurato piacere. Disappunto: sentirla nominare “borgo”, la nostra “placentissima urbs”, la “Perla del Mediterraneo”, il rinomato polo turistico internazionale, mi fa senso. Chissà perché mi è balzato alla memoria il “natio borgo selvaggio” di leopardiana memoria; come anche “per le vie del borgo al ribollir dei tini”, come in suggestione rustico autunnale compone Carducci. Gradimento: mi ha conquistato quella grande e bella foto del Tempio Megalitico che da ragazzino di scuola media mi riportava a quel contesto omerico-mitologico tanto appagante per la fantasia. Quel grande vestigio mitico, grandioso antefatto alla luminosità del Cristo e alla magnifica armonia del Duomo. Disappunto: io cefalutano, io Sacerdote, mi sarei aspettato in concomitanza o in alternativa una uguale presenza del Duomo e del Cristo. La direzione del settimanale, come mi sono detto, senza, per la verità, molta convinzione, avrà pensato che tali soggetti sono ormai talmente noti da aver perduto ogni impatto comunicativo come, aimè, succede a noi cefaludesi che conviviamo con tanta bellezza senza più accorgerci. Gradimento: è simpatico che siano state presentate figure caratteristiche: “U prisiriente”, “Zaza(?) Portera”. Che la corporatura di Nico Marino sia risultata in tutta la sua vastità; non è poi così male che le sue “notizie vaganti” siano state annotate dal giornalista, non è, tutto sommato, tanto grave. Sarà certamente rimasto colpito dalla verve-cabaret, citando, specialmente, “La pasta a taiano”. Disappunto: poteva essere buona occasione parlare di Mandralisca, dell’Antonello, di Porpora, di Candeloro o della Trasfigurazione della “mazza” argentea portata dal mazziere. Gradimento: a me personalmente piace sia stata fatta menzione dell’impegno dei Padri Giuseppini guidati dal Direttore-Parroco Padre Antonio Lucente, nell’animare tanti giovani, tenendo desta la loro vivacità, anche con slogan graffianti. Disappunto: questa attività porta con sé ferimenti che destano, inevitabilmente, reazioni e contrasti. Al buon giornalista è stato facile adombrare in questi elementi minacce di stampo mafioso (si vuol bastonare un giornalista per un piccolo cedimento al gusto dello scoop?). Facilissimo anche (fa parte dello scoop) far intendere che l’appoggio della “Sinnica” all’attività in favore dei giovani sia da ricondurre a quegli accenni. Ma adesso l’episodio giornalistico è passato. Con superiore distacco e con sereno umorismo prendiamo atto della sua ambigua valenza. Contentiamoci della dose di pubblicità che ci ritorna (il verbo pubblicitario non suona forse “purché se ne parli?). Pazienza per l’occasione mancata di un migliore reportage in una rivista di grande diffusione. Ma perché servirsi di un episodio alla fine effimero, per scatenare polemiche astiose e rabbiose per farsi male a sangue e lasciare col fiato sospeso tutta una comunità? Non bastano le angosce per violenze, calamità e drammi sopranazionali e per i problemi derivanti dalla sua realtà storica e dalla sua attualità esistenziale? Io chiamo “confronto” ciò che per non buona consuetudine viene detta “opposizione”. Il confronto è critica costruttiva sui programmi e progetti, è vigilanza sulle attuazioni e omissioni. L’opposizione prevede già nel termine stesso contrasto e demolizioni. Voglio nell’occasione con modestia e discrezione ma con grande passione ricordare a me e a quanti avranno la bontà di accogliermi che i grandi drammi, devianza dei giovani, crisi e sfascio delle famiglie, disoccupazione, recessione, sono problemi troppo grandi per essere attribuiti a una parte politica, ad una persona o una istituzione. Nella calamità è tutta la comunità che deve radunarsi attorno all’emergenza. Assieme bisogna interrogarsi, indagare, fare piani, impegnarsi: è il caso di citare gli esempi di Atene e Sparta, di Roma consolare, dei comuni medioevali? Attualmente la nostra comunità attende un sussulto di entusiasmo. Perché non stringerci attorno a Gesù Salvatore e alla Sua SS. Madre di Gibilmanna, come ai tempi dei terremoti e delle epidemie? Ancora una piccola nota. Per l’avvicendamento delle cariche amministrative bisogna cercare persone nell’uno e nell’altro schieramento, come previsto dall’attuale ordinamento, idonee al servizio del bene comune. Tale idoneità si manifesta amando la comunità, la pace con fattività, con sapienza e rettitudine. Il primo intendimento sia quello di creare una coralità che porti a frutto i talenti di cui la Provvidenza ha arricchito la nostra Città per rispondere alle attese dei suoi abitanti, dei suoi ospiti, dei suoi amatori.
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